Notule

 

 

(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)

 

 

 

NOTE E NOTIZIE - Anno XXIII – 07 febbraio 2026.

Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia” (BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei soci componenti lo staff dei recensori della Commissione Scientifica della Società.

 

 

[Tipologia del testo: BREVI INFORMAZIONI]

 

Kv6.4, la subunità silente dei neuroni corticali PV, modula importanti funzioni della corteccia cerebrale. I canali ionici regolati dal voltaggio sono in genere al servizio di funzioni specifiche per tipo cellulare; la subunità silente Kv6.4 è selettivamente espressa dai neuroni corticali inibitori a rapida attivazione positivi alla parvalbumina (PV). Sanila Ganesh, Theresa M. Canty e Bernardo L. Sabatini hanno dimostrato che questa subunità modula sia le proprietà intrinseche sia le proprietà sinaptiche dei neuroni regolatori PV, modulando la forma d’onda dei potenziali d’azione in un modo dipendente dalla frequenza. Questo meccanismo sembra essere importante per preservare la precisione temporale dell’inibizione, particolarmente critica per l’output inibitorio ad attivazione rapida. All’interno dei circuiti corticali questo meccanismo, mediato da Kv6.4, interviene nella sintonia dell’inibizione dipendente dal contesto; un processo importante, fra l’altro, nell’elaborazione dell’esperienza sensoriale. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2531946123, February 3, 2026].

 

La localizzazione dei suoni richiede il co-rilascio di GABA dai neuroni glicinergici. I neuroni inibitori glicinergici del tronco encefalico e del midollo spinale spesso co-rilasciano GABA durante lo sviluppo, ma il ruolo di questo rilascio simultaneo nella definizione dei circuiti e nella maturazione sinaptica non è finora stato accertato.

Jongwon Lee e colleghi hanno dimostrato un ruolo critico del rilascio contemporaneo di GABA e glicina durante lo sviluppo nel dare forma all’architettura funzionale specializzata delle sinapsi glicinergiche, cruciale per l’elaborazione acustica biauricolare e la localizzazione del suono. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2520749123, 2026].

 

Scoperto un mediatore imprevedibile di un effetto della dopamina: la serotonina. La dopamina sopprime il rilascio di GABA dai terminali striatali della sostanza nera, parte reticolata. Andrew Miller-Hansen e Talia N. Lerner presentano la recente dimostrazione da parte di Molinari e colleghi che questa soppressione è dipendente dalla frequenza e istituisce un filtro speciale sulla via diretta striatale, ma non richiede recettori della dopamina. La dopamina regola in alto la serotonina, attivando i recettori presinaptici 5HT1B per esercitare i suoi effetti. [Cfr. Trends in Neurosciences – AOP doi: 10.1016/j.tins.2025.12.008, 2026].  

 

Come l’irisina supporta la sinaptogenesi nell’ippocampo durante lo sviluppo cerebrale. La proliferazione delle sinapsi nell’ippocampo costituisce una fase critica dello sviluppo del cervello e richiede una considerevole fornitura di energia chimica mitocondriale. Mary R. Josten, Gary A. Wayman e colleghi hanno indagato il meccanismo mediante il quale l’irisina, attraverso le proteine UCP (uncoupling proteins), e in particolare UCP2, UCP4 e UCP5, regola la funzione mitocondriale per facilitare la crescita e la maturazione delle spine dendritiche nei neuroni dell’ippocampo in corso di sviluppo.

I risultati suggeriscono un ruolo dell’irisina nella regolazione della funzione mitocondriale con un meccanismo UCP-dipendente, per supportare la sinaptogenesi durante lo sviluppo ippocampale. [Cfr. Molecular and Cellular Neurosciences – AOP doi: 10.1016/j.mcn.2026.104073, 2026].

 

La deprivazione psicosociale precoce altera la maturazione cognitiva nell’adolescenza. L’adolescenza è un periodo di importanti cambiamenti neurobiologici che interessano i circuiti neurali e la glia dell’encefalo, riflettendosi sul comportamento. Marta Andujar e colleghi coordinati da Bruno Averbeck, integrando modelli computerizzati e dati elettroencefalografici, hanno rilevato che la deprivazione psicologica e psicosociale precoce incide notevolmente sul processo di maturazione cerebrale dell’adolescenza espresso dalla rifinitura delle dinamiche neurali. [Cfr. PNAS USA – AOP doi: 10.1073/pnas.2514979123, February 2, 2026].

 

La tartaruga marina a più alto rischio di estinzione sente chiaro e forte il suono delle navi. La tartaruga marina di Kemp (Kemp’s ridley sea turtles) è la più rara e quella a più alto rischio di estinzione: vive lungo la East Coast e la Gulf Coast del Nord America in acque percorse da un intensissimo traffico di navi e altri natanti, dove inquinamento, dispositivi di pesca e rischio di essere travolte minaccia ogni giorno la loro sopravvivenza. Un gruppo di ricerca del Duke Marine Laboratory, della North Carolina State University e altri istituti scientifici ha scoperto che la loro massima frequenza acustica è nella banda corrispondente ai suoni di bassa frequenza simili al rombo subacqueo prodotto dalle motonavi e dalle attività industriali subacquee.

Questa sensibilità ci dice che sono continuamente disturbate da rumori che sentono forti e distinti, ma può anche far sperare che questa percezione le aiuti a mettersi in salvo per tempo. [Cfr. The Journal of the Acoustical Society of America – AOP doi: 10.1121/10.0041867, 2026].

 

La Fondazione Tommasino Bacciotti e l’importanza della sensibilizzazione culturale e sociale. In un incontro della nostra società scientifica su questioni della ricerca neuro-oncologica si è affrontato il tema dell’importanza della sensibilizzazione sociale, per incidere culturalmente e sulle coscienze, al fine di ottenere interesse e supporto. Per far comprendere all’uditorio quanto possa essere efficace un intervento di questo genere è stato portato l’esempio della Fondazione Tommasino Bacciotti. Per la risonanza mediatica, molti ricorderanno Caterina Bellandi e il suo taxi Milano 25, decorato con fiori e farfalle, che accompagnava gratuitamente bambini e familiari all’Ospedale Meyer, partecipava a iniziative di sensibilizzazione e raccolta fondi per la ricerca in oncologia pediatrica e andò fino a Mosca su invito di Patch Adams, il medico americano inventore della “clown terapia”. Ma molti in Italia non conoscono la tragedia di cui è emblematica la storia di Tommasino.

Quando si pensa a tumori cerebrali infantili, la mente va al neuroblastoma, al medulloblastoma, a neoplasie che regrediscono spontaneamente, solo i pediatri esperti in neuro-oncologia pensano agli altri istotipi, e quasi nessuno si aspetta di trovarsi di fronte a un pinealocitoma, la rara neoplasia maligna che spense quel serafico e dolce angioletto sorridente che rispondeva al nome di Tommasino Bacciotti. La fondazione, oltre ad essere vicina ai bambini e alle loro famiglie nel percorso di degenza, sostiene annualmente la ricerca medico-scientifica, finanziando borse di studio e contribuendo all’acquisto di apparecchiature e strumentazioni per la terapia dei tumori cerebrali infantili e di altre patologie oncologiche.

La ricerca sui tumori cerebrali dell’adulto, e in particolare sul glioblastoma, è giunta di recente a risultati che indicano la necessità di accelerare il passo degli studi per giungere a conclusioni che potrebbero radicalmente mutare l’approccio terapeutico, arrivando finalmente a ottenere buoni risultati per la sopravvivenza dei pazienti. Riportiamo qui di seguito il contenuto di una nostra recente “notula”.

“Simona Migliozzi e colleghi hanno scoperto un comportamento delle cellule del glioblastoma che potrebbe rivelarsi una caratteristica generale dei tumori solidi. Lo studio ha rivelato che le cellule del glioblastoma, la più frequente e maligna neoplasia del cervello in età adulta, si comportano in maniera differente quando sono in aggregati rispetto a quando sono disperse. Le cellule che rimangono in blocchi sono meno aggressive, mentre le disperse sono più plastiche e tendono ad adattarsi e resistere meglio. Quest’ultima caratteristica può spiegare perché questa neoplasia recidiva quasi sempre dopo la terapia. Le attuali terapie standard possono involontariamente rompere gli aggregati di cellule cancerose, accrescendone la malignità. Simili rilievi in oncologia mammaria suggeriscono che questo comportamento possa costituire una proprietà più generale di neoplasie solide di diversa origine tessutale” (Note e Notizie 27-09-25 Notule).

Aumentare il numero dei gruppi di ricerca che indagano le molecole distintive dello stato di “cellule disperse”, innanzitutto per riuscire a impedire questa conversione riducendo drasticamente la malignità, e poi per comprendere più a fondo la biologia di questo tumore, potrebbe radicalmente cambiare una prognosi ancora gravissima. [BM&L-Italia, febbraio 2026].

 

L’origine della musica ha una base filogenetica oppure è solo dovuta a ontogenesi fetale? Lo studio dell’origine antropologica della musica ha spesso portato molti a cercare nella biologia cerebrale i presupposti delle espressioni primordiali di sensibilità musicale, ma sembra ragionevole che i suoni e i rumori prodotti in natura possano aver costituito un’impronta atavica di esperienza nei nostri progenitori ancestrali. In nostri seminari sulla musica aperti al pubblico abbiamo, in passato, presentato le ricostruzioni di vari gruppi di studio, che individuavano nell’acustica della foresta tropicale, con una gamma che andava dal canto degli uccelli a suoni ritmici di percussione prodotti da esemplari delle Bucerotidae, le possibili impronte per memorie di Homo sapiens.

Questa settimana è stata proposta alla discussione della nostra società scientifica una teoria che era già stata avanzata otto anni fa in una lettera su Scientific American da Terry J. DuBose, professoressa associata emerita della University of Arkansas: “Dopo una carriera di 45 anni nella diagnostica medica sonografica e l’osservazione di migliaia di feti, mi sono convinta che l’antica tendenza umana ad usare ritmi rituali, suono di tamburi e danza sia una naturale conseguenza di queste esperienze fetali in utero” (Sci Am. 317, 5: 4, November 2017).

In altri termini, non sarebbero suoni, sibili, canti di uccelli, scrosci di cascate, tuoni, percussioni ritmiche di animali e cose simili a costituire i precursori percettivi, ma l’esperienza intrauterina acustica flebile, poco discriminata per immaturità neurosensoriale e cerebrale e attutita dall’amnios e dalle strutture uterine, a creare l’impronta di memoria, che non avrebbe una storia filogenetica, ma solo un antecedente ontogenetico.

I nostri esperti sollevano dubbi su questa interpretazione e, pur ammettendo che l’interazione madre-figlio comincia quando il feto, in utero, acquisisce la capacità di percepire onde vibratorie, e che questa interazione tra voci che formano un intervallo di quinta perfetto abbia un ruolo nello sviluppo di abilità acustiche, non ritengono che si possa attribuire unicamente ad effetti delle esperienze prenatali quella disposizione che ha portato già 35.000 anni fa a realizzare flauti d’osso.

È vero che nell’addome materno, e in particolare nell’utero gravidico, sono trasmessi come onde di rarefazione e compressione (onde sonore) stimoli acustici provenienti dal corpo della madre e, in parte, dall’ambiente circostante. È anche vero che è stato dimostrato che l’ascolto trans-uterino di una melodia da parte del feto, grazie a dispositivi di trasmissione applicati quotidianamente in esperimenti condotti in gravidanza, può consentire al neonato di riconoscere quella stessa melodia in una discreta percentuale di casi. Tuttavia, l’analisi degli stimoli acustici nel feto non può avvenire come nell’adulto, per immaturità delle strutture corticali e sottocorticali che elaborano i suoni, ed è difficile immaginare come la capacità di rilevare e ritenere sequenze acustiche e ritmiche si manifesti a quel livello di sviluppo. Per inciso, si ricorda che le attività motorie ritmiche sono proprietà del sistema nervoso anche di animali semplici e primitivi come l’anfiosso, e che nella danza si verifica una sorta di allineamento di neuroni sensoriali all’attività di neuroni di moto.

Pertanto, se l’ipotesi della professoressa DuBose appare genericamente plausibile, il suo fondamento nella neurobiologia del cervello in corso di sviluppo richiede ancora di essere provato sperimentalmente. D’altra parte, riesce difficile negare l’importanza che può avere avuto in milioni di anni di evoluzione l’ascolto della natura, l’imitazione e il successivo sviluppo di comportamenti proto-culturali da parte di ominidi e di Homo sapiens. [BM&L-Italia, febbraio 2026].

 

Notule

BM&L-07 febbraio 2026

www.brainmindlife.org

 

 

 

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